Seminario e OPSA: due modi per dire il prendersi cura dell’altro

Lunedì 2 febbraio, la nostra comunità di teologia del "seminario insieme" ha vissuto la celebrazione della candelora assieme ad alcuni ospiti ed operatori dell'OPSA. Una giornata per ricordare tutti coloro che hanno compiuto una scelta di vita come religiosi e religiose, oltre che porre al centro la memoria liturgica della presentazione al tempio di Gesù.

Lunedì 2 febbraio, la nostra comunità di teologia del “seminario insieme” ha vissuto la celebrazione della candelora assieme ad alcuni ospiti ed operatori dell’OPSA. Una giornata per ricordare tutti coloro che hanno compiuto una scelta di vita come religiosi e religiose, oltre che porre al centro la memoria liturgica della presentazione al tempio di Gesù. Condividiamo un estratto dall’omelia della celebrazione condivisa da don Aldo Martin.

La prima volta che si prende in braccio un bambino piccolo si ha quasi paura di fargli male. Mi ricordo quando ho fatto questa esperienza con in miei nipotini: sapevo che tra le braccia avevo una vita preziosa e fragile, che andava trattata con molta delicatezza. Quando prendiamo in braccio un bambino facciamo un’esperienza “primordiale”, perché ci riporta tutti al momento in cui, a nostra volta, siamo stati accolti fra le braccia della nostra mamma.

Oggi noi celebriamo il momento in cui Maria e Giuseppe portano Gesù al tempio e compiono un rito in cui riconoscono che questa piccola vita è un dono, viene da Dio. Ebbene, in questo frangente incontrano l’anziano Simeone che lo prende fra le sue braccia. Questo bambino in braccio ai suoi giovani genitori, Maria e Giuseppe non è solo per loro due, ma è un dono per noi tutti: “Luce per la rivelazione alle genti e gloria del tuo popolo Israele”. Ogni bimbo è come se fosse un anticipo di futuro, perché l’umanità intera ringiovanisce e si proietta in avanti con fiducia. Questo bambino illumina noi tutti, come abbiamo tentato di simboleggiare prima con le candele accese.

Proviamo allora anche noi oggi a tenere idealmente fra le nostre braccia Gesù bambino, proprio lui. Il Figlio di Dio tra le mie braccia… io oggi, tengo in braccio il salvatore del mondo, la luce che illumina le genti… e insieme con lui tengo in braccio, tutti gli uomini e le donne del nostro tempo. Io posso accudire e curare l’umanità ferita di oggi. Non è solo un gioco di fantasia! Ma immaginiamo anche il viceversa: io, tu, noi, proviamo a lasciarci prendere in braccio da Gesù, cullati dalla sua tenerezza e rigenerati dalla sua misericordia.

Invece di lamentarti del buio attorno a te, prova ad accendere una piccola luce. Invece di accusare gli altri, prova a prenderli in braccio. Invece di sentirti condannato alla tua solitudine e ai tuoi errori, lasciati cullare oggi dalla dolcezza del bambino Gesù.

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